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Approfondiamo SEO, GEO, EEAT

    Approfondiamo seo geo eeat crea blog facile

    Ora che il tuo blog è online e i primi articoli sono pubblicati si passa al livello successivo.
    Non basta più scrivere bene, devi diventare visibile sia a Google che agli strumenti di AI.
    Ti spiego come fare in questa parte più avanzata del percorso che ti servirà per far crescere il blog nei mesi e non solo nelle prime settimane dopo il lancio.

    In questo modulo scoprirai:

    • come ottimizzare i tuoi articoli non solo per la SEO ma anche per i motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale.
    • cos’è l’EEAT e perché Google lo usa per valutare la qualità dei contenuti
    • cos’è YMYL e perché devi stare attento a questo tipo di contenuti sensibili,
    • come far crescere il tuo blog con la strategia dei cluster.

    SEO avanzata e GEO

    Da qualche tempo, oltre alla SEO, esiste un secondo livello da tenere in considerazione: la GEO, acronimo di Generative Engine Optimization.
    Nel Modulo 2 hai imparato le basi della SEO e cioè come trovare le parole chiave, creare una struttura dei titoli e come usare meta description e link interni.
    Sono ancora valide e restano il punto di partenza.

    La SEO lavora per farti comparire tra i risultati di Google, quelli su cui il lettore clicca per arrivare sul tuo sito. La GEO invece si preoccupa di farti comparire dentro le risposte AI che strumenti come ChatGPT, Perplexity o gli AI Overview di Google generano direttamente, senza che l’utente clicchi da nessuna parte.
    Sono due strade diverse per farsi trovare ma devi sfruttare entrambe per far crescere il tuo blog.

    Sempre più persone, quando cercano informazioni, non aprono più dieci link uno dopo l’altro, ma leggono una risposta sintetica generata dall’intelligenza artificiale che raccoglie e riassume più fonti.
    Se il tuo contenuto è scritto in modo chiaro ed estraibile, hai più probabilità di essere una di quelle fonti.

    Cosa significa in pratica scrivere in modo “estraibile”:

    • rispondere alla domanda principale nelle prime righe del paragrafo, prima di entrare nei dettagli
    • usare H2 e H3 che assomigliano a domande reali, come le formulerebbe chi cerca quella informazione
    • spezzare i concetti complessi in elenchi o passaggi chiari, invece di lasciarli dentro un unico blocco di testo
    • dare definizioni precise quando introduci un concetto nuovo, così un’AI può riprenderle senza fraintendere

    Io stessa, scrivendo per oltreleapparenze.it, tengo la GEO presente quanto la SEO, non come un’aggiunta ma come parte dello stesso processo.
    E i risultati si vedono perché spesso i miei contenuti vengono citati proprio dentro gli AI Overview di Google. Questo è un chiaro segnale che il lavoro fatto su chiarezza e struttura viene riconosciuto anche da chi legge il web con occhi diversi dai nostri.

    🏠 Se stai pensando a un blog personale, non serve stravolgere il tuo modo di scrivere. Basta abituarti a rispondere alle domande in modo diretto fin dalle prime righe, anche quando racconti qualcosa di tuo.

    🧭 Per un blog tematico, la GEO diventa una leva vera e propria. Più il tuo argomento è cercato, più conta essere una fonte chiara e citabile, non solo un risultato ben posizionato.

    Cos’è l’EEAT e perché conta anche per un blog non professionale

    EEAT è l’acronimo di: Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness, tutto ciò che Google usa per capire se un contenuto è affidabile.
    Esperienza, competenza, autorevolezza, affidabilità non sono fattori che influenzano direttamente l’algoritmo, bensì sono il criterio con cui vengono valutati i contenuti di qualità che influenzano il posizionamento.

    La parte più interessante per chi scrive per passione è la prima “E”, quella dell’esperienza.
    Google l’ha aggiunta proprio per distinguere chi scrive dopo aver vissuto davvero qualcosa da chi si limita a raccogliere informazioni trovate altrove.
    Se hai un blog che nasce da un’esperienza reale, personale o su un argomento che conosci a fondo, hai già un punto in più.

    In breve ecco i quattro elementi da tenere in considerazione:

    • Experience, l’esperienza, come dicevo prima, differenzia un articolo scritto mettendo insieme informazioni generiche o scritto con l’aiuto dell’AI da uno scritto da una persona che ha davvero vissuto quello di cui sta parlando.
    • Expertise, la competenza, si dimostra nel testo, non si dichiara a parole. Un articolo preciso, aggiornato e privo di imprecisioni comunica competenza più di qualsiasi frase tipo “sono un esperto di…”
    • Authoritativeness, l’autorevolezza, cresce con la coerenza. Un blog che tratta sempre gli stessi temi, con una voce riconoscibile, costruisce reputazione più velocemente di uno che spazia senza un filo conduttore
    • Trustworthiness, l’affidabilità, è quella su cui si regge tutto il resto. Senza fiducia, anche un contenuto scritto bene perde valore agli occhi di chi legge e di chi lo valuta.

    🏠 Se il tuo è un blog personale, l’esperienza vissuta è già il tuo punto di forza più grande. Raccontala con dettagli concreti, non in modo generico: sono proprio i dettagli a far capire che hai vissuto davvero quello di cui scrivi.

    🧭 Per un blog tematico, l’esperienza da sola non basta. Va accompagnata da coerenza nel tempo e da un minimo di riconoscibilità, così Google e i lettori iniziano ad associare il tuo nome a quell’argomento specifico.

    Come dimostrare esperienza e competenza nei tuoi articoli

    Rafforzare l’EEAT dei tuoi contenuti è importante a prescindere dal tema del blog e ci sono alcune cose che puoi fare e che a lungo andare ti verranno automatiche:

    • Cura la tua pagina “chi sono” e collegala ovunque. Non deve essere solo una pagina isolata che nessuno trova. Una mini bio con link alla pagina about, visibile in home e presente anche in ogni articolo, aiuta chi legge a capire subito chi sei e cosa ti rende credibile su quell’argomento. Scrivila cercando di inserire tutte le tue competenze e da dove arrivano.
    • Cita le fonti quando servono. Non su ogni frase, ma quando riporti un dato, una statistica o un’informazione che non nasce dalla tua esperienza diretta. Un link a una fonte autorevole non toglie valore al tuo contenuto, lo rafforza perché dice al lettore che sai distinguere tra quello che hai vissuto e quello che hai verificato.
    • Crea box di approfondimento. Quando un argomento ha bisogno di un contesto in più, un box dedicato con dati, definizioni o fonti aiuta chi legge senza appesantire il flusso principale dell’articolo. È anche un elemento che la GEO apprezza, perché è già una piccola “capsula” di informazione autonoma.
    • Inserisci delle tabelle. Se l’articolo contiene informazioni e dati riassumibili, mettili in una tabella. Con un titolo adeguato e parole chiave ben studiate diventa un elemento molto apprezzato dalla GEO perché è estraibile e si presta ad essere citata nelle AI Overview.
    • Aggiorna gli articoli nel tempo. Un blog fermo comunica il contrario dell’affidabilità. Tornare sugli articoli vecchi per aggiornare dati e informazioni, ma anche per adeguarli alle regole SEO e GEO che cambiano periodicamente, è un segnale di cura che sia Google sia i lettori notano. Ricordati di segnalarlo in calce all’articolo, è sufficiente un ‘Articolo aggiornato il…’

    🏠 Se stai pensando a un blog personale, l’aggiornamento può essere più libero: basta tornare sui contenuti quando qualcosa non è più attuale o quando ti accorgi che manca un pezzo.

    🧭 Per un blog tematico, conviene programmare un controllo periodico dei contenuti più importanti, così non rischi di perdere posizionamento per informazioni superate senza accorgertene.

    Un cenno ai contenuti YMYL

    C’è una sigla che da un po’ di tempo condiziona il posizionamento dei contenuti dei blog: YMYL, che sta per Your Money or Your Life, cioè “i tuoi soldi o la tua vita”.
    È una categoria che Google usa per individuare i contenuti che, se scorretti o fuorvianti, potrebbero avere conseguenze reali sulla vita di chi legge: salute, sicurezza, stabilità finanziaria, benessere psicologico.

    Su questi temi Google alza molto l’asticella della qualità richiesta proprio perché un consiglio errato o una informazione incompleta, seppur dati in buona fede, possono fare danni veri.

    Un blog come il tuo, che sia tematico o personale, raramente potrebbe incappare in restrizioni dovute a YMYL anche se un articolo di beauty che parla di ingredienti cosmetici, un blog di benessere che tocca l’alimentazione o uno spazio personale che affronta temi di salute mentale sono tutti esempi in cui, anche senza volerlo, si finisce a scrivere di qualcosa che impatta sulla vita reale di chi legge.

    Non serve allarmarsi, serve solo un po’ di consapevolezza in più quando l’argomento si avvicina a questi confini.
    Il modo più semplice per muoversi con sicurezza è distinguere chiaramente tra quello che è la tua opinione o esperienza personale e quello che invece richiede una competenza che non hai.
    Per quanto mi riguarda cerco di evitare temi sensibili dopo che un mio articolo sulla canapa sativa è stato fortemente penalizzato.
    A questo punto, quando scrivo un articolo che potrebbe rientrare in questa categoria sensibile, cerco di dare solo il mio punto di vista e rimandare chi legge a fonti autorevoli come un sito medico o un ente riconosciuto.

    🏠 In un blog personale, capita spesso di toccare temi che sfiorano il benessere o la salute. Va benissimo raccontare la tua esperienza, basta essere chiari quando si tratta di un’opinione personale e non di un consiglio da seguire alla lettera.

    🧭 Per un blog tematico, se il tuo argomento si avvicina spesso a temi YMYL, vale la pena costruire nel tempo una reputazione solida su quel tema specifico, con fonti citate con costanza e un tono sempre trasparente su cosa è esperienza e cosa è informazione verificata.

    Come far crescere il blog nel tempo: pillar page e cluster di contenuti

    Con il tempo, se scrivi con costanza, ti troverai con decine di articoli che parlano di varie facce dello stesso argomento. Senza una logica che li collega, rischiano di restare isolati, ognuno a competere con gli altri invece di rafforzarsi a vicenda.

    La soluzione si chiama strategia pillar e cluster ed è una strategia più semplice di quanto sembri dal nome. Si sceglie un articolo “guida”, ampio e completo, che tratta un argomento in modo generale che sarà la pillar page, la pagina pilastro.
    Tutti gli articoli che approfondiscono un aspetto specifico di quel tema vengono collegati alla pillar page con link interni e la pillar page a sua volta rimanda a loro.
    Si crea così un piccolo ecosistema di contenuti che si sostengono a vicenda, invece di restare sparsi e questo ecosistema si chiama cluster.

    Il vantaggio è sia per chi legge, perché trova più facilmente altri contenuti utili sullo stesso argomento, sia per Google che riconosce che quel blog tratta l’argomento in modo approfondito e questo rafforza l’autorevolezza nel tempo.
    Inoltre questo sistema di collegamenti interni aumenta il tempo di permanenza sul blog del lettore, anche questo è un fattore di autorevolezza perché significa che i tuoi articoli sono utili e attirano traffico.

    Quando un blog ha pochi articoli non serve rompersi la testa per creare pillar e cluster, anche perché la struttura nasce da sola scrivendo con costanza sugli stessi temi e ricordandosi di collegare gli articoli tra loro quando ha senso farlo.
    Il mio articolo “skincare over 50” su oltreleapparenze.it è un esempio di come funziona questa strategia perché nel tempo è diventato un punto di riferimento su quel tema grazie al collegamento con gli altri articoli correlati.
    Questo l’ha reso più forte di quanto sarebbe stato da solo ed è per questo che cerco sempre di collegare gli articoli con molto traffico ad articoli appena scritti così da beneficiare della curiosità dei lettori.

    🏠 Se stai pensando a un blog personale, questa logica può restare naturale: quando scrivi un nuovo articolo su un tema già trattato, ricordati di linkare i contenuti precedenti.

    🧭 Per un blog tematico, dovresti individuare fin da subito due o tre argomenti centrali su cui costruire una pillar page nel tempo, così ogni nuovo articolo sa già dove “agganciarsi”.

    Dati strutturati: un cenno

    Un’ultima cosa utile da sapere, anche solo per capire cosa sono se ti capiterà di sentirne parlare.
    I dati strutturati, o schema markup, sono informazioni aggiuntive che inserisci nel codice delle tue pagine per aiutare Google e i motori AI a capire meglio chi ha scritto un contenuto, quando è stato pubblicato o aggiornato e di cosa parla nello specifico.

    Non li vede chi legge, li leggono i motori di ricerca. Ma il loro effetto è concreto e cioè più chiarezza per Google e più fiducia nel riconoscere chi sei e cosa scrivi da parte delle AI, che è esattamente quello di cui parla l’EEAT.

    Su WordPress non serve scrivere codice a mano: un plugin come Yoast, configurato nel modo giusto, genera in automatico gran parte di questi dati per ogni articolo che pubblichi.
    Blogger invece ha uno schema base automatico e per inserire personalizzazioni c’è bisogno di una implementazione manuale all’interno del codice.

    Adesso sei pronto per il passo successivo

    Con questo modulo hai completato il blocco dedicato alla scrittura, dall’idea del primo articolo fino agli strumenti che ti servono per farlo crescere nel tempo.
    Il prossimo blocco del percorso, dedicato all’intelligenza artificiale applicata al blogging, arriverà più avanti. Nel frattempo, il tuo blog ha già tutto quello che serve per camminare con le sue gambe.

    Cristina Marco
    Cristina Marco
    Blogger e digital creator, ha aperto il suo primo blog nel 2014 e da allora si occupa di contenuti, SEO e gestione editoriale. Con Crea Blog Facile condivide ciò che ha imparato sul campo, per aiutarti a creare e gestire il tuo blog passo dopo passo.

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