
Hai deciso cosa scrivere e con quale ritmo ma prima di aprire l’editor e buttare giù il primo articolo c’è una cosa importantissima che devi sapere: cos’è la SEO e perché conta nella scrittura di un blog.
La SEO, acronimo di Search Engine Optimization, è l’insieme delle regole di scrittura che rendono un articolo comprensibile ai motori di ricerca oltre che alle persone.
Come scegli le parole, come organizzi i titoli, cosa scrivi nella descrizione che appare su Google, insomma tutto quello che rende un articolo ottimizzato.
Non è una scienza oscura riservata a chi mastica codice o marketing ma poche regole di base, le stesse che uso io da anni, che fanno la differenza tra un articolo bello da leggere ma invisibile e uno che invece viene trovato da chi lo sta cercando.
In questo modulo vediamo:
- come scegliere le parole chiave giuste e l’intento di ricerca,
- come strutturare il testo con i titoli,
- come rendere leggibile un testo,
- cosa scrivere nello snippet,
- come collegare i tuoi articoli tra loro,
- come scrivere il testo alternativo delle immagini.
🏠 Se il tuo è un blog personale, queste regole non sono un obbligo. Puoi scrivere seguendo il tuo istinto, senza preoccuparti troppo di parole chiave o struttura: chi ti legge lo fa già per te, non perché ti ha trovato cercando qualcosa su Google.
🧭 Se il tuo è un blog tematico e vuoi farti trovare da chi cerca il tuo argomento sui motori di ricerca, queste regole diventano importanti. Non sono un vincolo creativo, sono lo strumento che decide se il tuo lavoro verrà letto o resterà invisibile.
Intento di ricerca e parole chiave
Le parole chiave sono i termini che le persone digitano su Google per trovare risposte a un problema o a una curiosità.
Ma prima ancora di scegliere le parole giuste, serve capire l’intento di ricerca cioè pensare a chi scrive quella domanda e a cosa si aspetta di trovare aprendo il risultato.
Un articolo può avere le parole chiave perfette ma se non risponde all’intento reale di chi cerca, non funziona lo stesso.
Gli intenti di ricerca principali sono tre:
- Informativo: chi cerca vuole una risposta o una spiegazione. Il testo deve rispondere in modo diretto, senza girarci troppo intorno.
- Transazionale o commerciale: chi cerca vuole acquistare o confrontare qualcosa. Il testo deve mettere in evidenza caratteristiche, vantaggi o un invito chiaro all’azione.
- Navigazionale: chi cerca vuole arrivare a un sito specifico che già conosce. Qui la struttura serve solo a guidarlo velocemente dove vuole andare.
La maggior parte degli articoli di un blog come il tuo risponde a un intento informativo: chi cerca “come scegliere il nome di un blog” vuole capire come fare, non comprare qualcosa.
Una volta chiaro l’intento, si passa alla parola chiave vera e propria.
Ogni articolo ha una parola chiave primaria che è la più rappresentativa dell’argomento e poi un gruppo di parole chiave secondarie o correlate che arricchiscono il testo. Dove inserirle nel testo è importante quanto la scelta:
- nel titolo principale (H1), meglio se vicino all’inizio
- nelle prime righe dell’introduzione
- nei sottotitoli (H2, H3), insieme alle parole correlate e alle variazioni di ricerca
- nel meta title e nella meta description, per rendere il risultato più cliccabile
Questa lista è indicativa, non bisogna infarcire il testo sempre della stessa parola chiave bensì alternarla con quelle secondarie altrimenti si potrebbe incappare nel keyword stuffing: una attività che si usava fare anni fa e che ora rischia di diventare un ostacolo all’indicizzazione.
Ripetere la parola chiave in modo forzato in ogni riga danneggia sia la leggibilità sia il posizionamento, perché Google penalizza i testi che sembrano scritti per un algoritmo invece che per una persona.
Esistono poi le parole chiave a coda lunga, frasi più specifiche e articolate come “come scegliere il nome di un blog personale” invece del semplice “nome blog”.
Hanno meno ricerche mensili ma sono meno competitive e chi le cerca ha già le idee chiare su cosa vuole trovare.
Per trovare le parole chiave più adatte esistono strumenti dedicati come Ubersuggest, Semrush e Google Keyword Planner, che mostrano volume di ricerca e termini correlati partendo da una parola chiave iniziale. Keyword Planner è gratuito, ma per usarlo serve un account Google Ads: non è necessario attivare campagne a pagamento, basta creare l’account e accedere alla sezione dedicata.
L’alternativa gratuita che uso spesso sono i suggerimenti automatici di Google mentre digiti una ricerca e le domande correlate in fondo alla pagina dei risultati. Sono un’incredibile fonte di parole chiave e intenti di ricerca.
La struttura del testo: H1, H2, H3, H4
I titoli non servono solo a spezzare visivamente il testo, danno a chi legge e a Google una mappa di cosa contiene l’articolo.
- L’H1 è il titolo principale dell’articolo e deve essercene solo uno.
- Gli H2 dividono il testo nei blocchi principali.
- Gli H3 servono per i sottotemi dentro un H2.
- Gli H4 restano per i dettagli più specifici dentro un H3, quando un argomento richiede di scendere ulteriormente in profondità.
- Ci sono anche H5 e H6 che si usano solo in casi davvero estremi, per quanto mi riguarda io non li ho mai usati perché spezzettano troppo l’articolo.
La regola da rispettare sempre è la gerarchia: si passa da H2 a H3, mai direttamente a H4 saltando un livello. Seguire l’ordine aiuta sia la lettura, perché il testo risulta organizzato in modo logico, sia Google, che capisce meglio come sono strutturati gli argomenti della pagina.
Dentro i titoli, le parole chiave secondarie vanno inserite in modo naturale, mai forzato solo per riempire lo spazio.
Lo snippet: meta description, meta title e URL
Lo snippet è l’anteprima di una pagina web che appare nei risultati di un motore di ricerca (SERP). È il “biglietto da visita” visivo che si presenta all’utente prima che questo ci clicchi sopra.

Uno snippet classico è composto da tre elementi fondamentali:
- Title Tag: Il titolo della pagina visibile nei risultati.
- URL / Breadcrumb: L’indirizzo web della pagina.
- Meta Description: La breve descrizione del contenuto della pagina.
Il meta title è il titolo che compare come link blu nei risultati di ricerca. Non è necessario che coincida con il titolo dell’articolo ma deve contenere la parola chiave principale e restare entro i 55-60 caratteri circa per non essere tagliato. Deve essere descrittivo più che narrativo e invogliare al click.
La meta description è il testo che appare sotto il titolo e ha un doppio compito: spiegare di cosa parla l’articolo e convincere a cliccare invece di scorrere oltre.
La lunghezza ideale si aggira sui 150-160 caratteri: oltre quella soglia viene tagliata e un testo interrotto a metà frase perde efficacia. Bisogna anche considerare che la meta description che appare su mobile è di circa 120 caratteri quindi metti le informazioni più importanti all’inizio.
Va scritta pensando sia a chi legge, con un linguaggio che invogli l’apertura dell’articolo, sia a Google che la analizza per capire l’argomento della pagina.
Se non è abbastanza chiara o pertinente, Google può ignorarla e mostrare al suo posto una frase estratta direttamente dal testo, quella che secondo il suo algoritmo riassume meglio il contenuto.
L’URL, l’indirizzo della pagina, dovrebbe essere breve e contenere la parola chiave principale, senza numeri o simboli inutili. Un indirizzo come tuosito.it/come-scegliere-nome-blog dice già a Google e a chi legge di cosa parla la pagina, prima ancora di aprirla.
Dove si impostano questi tre elementi dipende dalla piattaforma che usi.
Su WordPress hai bisogno di un plugin per la gestione della SEO, tra quelli più usati c’è Yoast ed è quello che uso anche io.
Per Blogger ci sono già le funzioni integrate nella piattaforma e non hai tante possibilità di modifica.
Trovi i video tutorial alla fine di questo articolo.
La leggibilità
Un testo tecnicamente perfetto per la SEO ma faticoso da leggere non serve a molto perché chi arriva sull’articolo lo abbandona prima di arrivare in fondo.
Cerca di scrivere un testo con frasi brevi, paragrafi corti con un po’ di spazio tra uno e l’altro. Inserisci almeno un paio di elenchi puntati perché le persone leggono più volentieri le liste piuttosto che un blocco di testo compatto.
Anche il grassetto aiuta se usato con criterio poiché evidenzia le parole o le frasi a cui vuoi dare più peso, quelle che vuoi far notare anche a chi scorre l’articolo velocemente senza leggere ogni riga.
Non deve diventare un effetto diffuso su mezzo testo, altrimenti perde di significato e distrae invece di guidare la lettura.
Evita i muri di testo, i paragrafi che vanno avanti per dieci righe senza un respiro. Se un concetto richiede molte informazioni, meglio spezzarlo con un sottotitolo o un elenco piuttosto che lasciarlo tutto insieme.
I link interni
I link interni collegano i tuoi articoli tra loro. Permettono a chi legge di approfondire un argomento correlato senza uscire dal blog e a Google di capire meglio come sono organizzati i contenuti del sito.
Il concetto centrale è il cluster di contenuti, cioè un gruppo di articoli collegati tra loro attorno a uno stesso argomento:
- un articolo principale, più ampio, che introduce il tema generale
- diversi articoli secondari, più specifici, che approfondiscono singoli aspetti di quel tema
- link che collegano l’articolo principale ai secondari e i secondari tra loro quando è pertinente
Il momento migliore per pensare ai link interni è mentre scrivi la bozza di un nuovo articolo, tenendo a mente quali contenuti già pubblicati si collegano a quello che stai scrivendo affinché il cluster cresca insieme al blog invece di essere ricostruito a posteriori.
Se riempi il blog di tanti articoli senza una logica di clusterizzazione, dovrai poi perdere molto tempo per modificare e aggiornare gli articoli inserendo i link interni più pertinenti.
Immagini e testo alternativo
Ogni immagine caricata nel blog dovrebbe avere un testo alternativo, chiamato alt text, che è una breve descrizione di cosa mostra l’immagine.
Serve sia per chi non riesce a vederla, come ad esempio a chi usa uno screen reader, ma anche per i motori di ricerca che non “vedono” le immagini ma leggono quel testo per capire di cosa si tratta.
Un alt text efficace descrive l’immagine in modo chiaro e naturale e include la parola chiave dell’articolo senza forzarla se non c’entra con quello che l’immagine mostra davvero.
Adesso sei pronto per il passo successivo
Hai gli strumenti per capire come si scrive un articolo che i motori di ricerca sanno leggere, oltre che le persone: intento di ricerca, parole chiave, gerarchia dei titoli, snippet e tutte le altre informazioni. Quello che resta da vedere è dove e come impostare tutto questo sulla tua piattaforma.
